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(New Comer - N.177/178)
CONCEPT
"Reason and Truth"
(Underground S./Audioglobe)
"Concept è un progetto mediante
il quale si intende dare espressione musicale
alle seguenti domande: che rapporto c'è
tra musica e coscienza, tra musica e autocomprensione,
tra musica e autopercezione?". Miglior
presentazione per la loro proposta i cinque
ragazzi romani non potevano scrivere, se è
vero come è vero che "Reason and
Truth" emana una vasta gamma di emozioni
che spaziano dalla rabbia al puro dolore fisico,
non senza avere esplorato gli abissi della
malinconia. Il tutto grazie ad un songwriting
incredibilmente maturo che assembla possenti
bordate speed/sinfoniche e maestose partiture
prog, il tutto impreziosito dalla superba
voce di Gianni Carcione, avvicinabile al Michael
Kiske che tutti conoscevamo. Ecco allora che
le discrete e funzionali tastiere di Andrea
Mastroianni preludono all'iniziale "Elegy
of Truth", dove un piano da sballo scandisce
ossessivamente il tempo nella rima velocissima
porzione di un pezzo che poi si apre in un
imponente bridge centrale. "The Version"
è sorretta da una rifferama di chiara
estrazione power, ma al suo interno si ascoltano
anche passaggi sinfonici e un dolce intermezzo
subito violentato dall'irrompere della doppia
cassa. "Living a Lie" è giocata
su un heavy riff da brivido, ma il sapore
è quello progressivo che a tratti mi
ha ricordato pure i vetusti Curved Air, anche
se improvvise e squassanti accelerazioni spazzano
via la malinconica e linea melodica. La rovente
"Power after Power" rende omaggio
al metallo più aggressivo e veloce,
mentre la lunga "Death of Reason",
divisa in quattro parti, è un perfetto
e superbo esempio di metal progressivo con
chitarre roboanti che si stemperano ancora
in leggiadre tastiere. Sono sicuro: anche
i miei amati Camel avrebbero voluto aver scritto
una canzone di siffatta bellezza. L'heavy
prog regna sovrano pure nella seguente "Spes
III", andando a competere direttamente
con i grandi Symphony X e il cantato in italiano
nulla toglie allo spessore tecnico e al malinconico
trasporto del pezzo. Più grinta ritroviamo
su "Alone", nel corso della quale
si susseguono break sinfonici, un chitarrismo
potentissimo e classiche tastiere. "Conceptsymphony"
è l'ultimo gioiello dell'album, oltre
nove minuti heavy prog dove gli attimi più
violenti si perdono poi nella dolcezza infinita
del break centrale. Ragazzi, era un sacco
di tempo che non sentivo tanta qualità,
tecnica, feeling e cuore in un disco ottimamente
prodotto e pubblicato in uno splendido digipack.
Siete ancora lì…? (UC)
…………………………………………………………..95
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